Steve McCurry: la meraviglia dell’estetica nella disgrazia della guerra

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Steve Mccurry è un fotoreporter atipico sotto molti punti di vista. Con la sua estetica, la sua vena compositiva e i colori vividi che caratterizzano i suoi scatti, il fotografo americano ha sempre raccontato la guerra diversamente da chiunque altro.

In fotografia, come nella vita, la realtà è costantemente filtrata dalle esperienze, dalle idee e dalle percezioni di ognuno. La realtà sarà perennemente “distorta” nella nostra mente.

Steve McCurry e la guerra

Ho sempre raccontato la storia delle vittime, dei rifugiati, delle persone che devono abbandonare tutti i propri beni, il proprio lavoro, la casa, il paese in cui sono nati. Sono sempre stato convinto che fossero i soggetti più deboli dell’umanità a poter raccontare grandi storie su quanto accade nel mondo. Non penso che il mio lavoro possa rappresentare un reale cambiamento per queste persone, ma può essere un modo per aiutarle, per portare a conoscenza di tutti le loro storie. Un bel ritratto svela sempre qualcosa di importante di una persona come se il vissuto vi fosse inciso in modo indelebile.”

Questa frase di McCurry rappresenta perfettamente la visione che ha della guerra. Questa ha influenzato il suo modo di raccontare le disgrazie di un conflitto.

Infatti non si è mai realmente concentrato sulla guerra in sé e per sé, ma sulla scia di sangue e distruzione che si lasciava dietro, fotografando, per lo più, le vittime e gli sfollati. La foto che più di tutte rappresenta il suo approccio è la “ragazza afghana”, foto scattata ad una ragazza afghana, appunto, in un centro per rifugiati in Pakistan. La foto è stata scelta come copertine di diverse riviste, ed è una delle più iconiche della carriera di McCurry.

A discapito di un’estetica molto ricercata e di colori molto vividi e brillanti, è possibile notare la sofferenza e lo sgomento sul viso e negli occhi di questa ragazza.

Ma ripercorriamo qualche cenno storico sull’autore per contestualizzare maggiormente lo svolgersi del suo lavoro.

La storia di Steve McCurry

McCurry nasce in un sobborgo di Filadelfia nel 1950, cominciò ad interessarsi di fotografia quando iniziò a fotografare per il quotidiano della Penn State “The Daily Collegian“, college che frequentò da ragazzo e nel quale conseguì una laurea in fotografia e cinema nel 1974.

La sua carriera spiccò quando, travestito con abiti tradizionali, attraversò il confine tra il Pakistan e l’Afghanistan, controllato dai ribelli poco prima dell’invasione russa. Quando tornò indietro, portò con sé rotoli di pellicola cuciti tra i vestiti.

Quelle immagini, che furono pubblicate in tutto il mondo, sono state tra le prime a mostrare il conflitto al mondo intero. Il suo servizio vinse la Robert Capa Gold Medal for Best Photographic Reporting from Abroad, un premio assegnato a fotografi che si sono distinti per eccezionale coraggio e per le loro imprese.

McCurry contiuò a fotografare i conflitti internazionali, tra cui le guerre in Iran-Iraq, in Libano, in Cambogia, nelle Filippine, in Afghanistan e la Guerra del Golfo.

Il lavoro di McCurry fu pubblicato sulle riviste di tutto il mondo e contribuì spesso al National Geographic Magazine.

La Magnum Photos e i numerosi premi

McCurry è membro della Magnum Photos dal 1986.

La Magnum Photos, per chi non la conoscesse, è una delle più importanti agenzie fotografiche del mondo. Fondata nel 1947 riunisce sessanta tra i migliori fotografi del mondo. Uno dei maggiori scopi è quello di proteggere il diritto d’autore in ambito fotografico e la trasparenza d’informazione.

Nel corso della sua carriera, gli sono stati riconosciuti numerosi premi, tra cui il Magazine Photographer of the Year, assegnato dalla National Press Photographers’ Association. Lo stesso anno ha vinto per il quarto anno consecutivo il primo premio al concorso World Press Photo Contest, uno dei premi più ambiti dai fotoreporter di tutto il mondo.

Come detto in precedenza, McCurry si concentra sulle conseguenze umane della guerra, mostrando non solo quello che la guerra imprime al paesaggio ma, piuttosto, sul volto umano. È sempre stato guidato da una grande curiosità e dal senso di meraviglia circa il mondo e tutti coloro che lo abitano. inoltre, McCurry ha una straordinaria capacità di attraversare i confini della lingua e della cultura per catturare storie di esperienza umana.

Ha realizzato nel 2013 il calendario Pirelli fotografando 11 donne impegnate nel sostegno di Fondazioni, organizzazioni non governative e progetti umanitari.

Uno degli scatti più famosi di Steve McCurry.
La foto venne scatta a Zhengzou, in Cina, nel 2004 e ritrae quattro monaci Shaolin in allenamento.
In questo scatto, McCurry riesce a catturare la passione, la forza di volontà e la grande serenità dei monaci rendendo lo scatto emozionante.

Jacopo Canè, fotografo professionista

Se ti è piaciuto l’argomento ti suggerisco di leggere il mio articolo sulla “composizione fotografica

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