Carpe diem: cogli l’attimo. Il valore del presente e la fugacità del tempo

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Carpe diem, “cogli l’attimo”, non significa non preoccuparsi delle conseguenze o fregarsene del futuro ma piuttosto non lasciarsi condizionare dall’attesa del futuro e sfruttare il presente

Dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero

Mentre parliamo il tempo invidioso sarà già fuggito. Cogli il giorno, confidando il meno possibile nel domani

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Carpe diem: cogli l’attimo

“Mentre parliamo è già fuggito il tempo invidioso: cogli l’attimo, affidati il meno possibile a quello che verrà.”

Queste parole le scriveva Orazio, e sono diventate un invito famosissimo, uno slogan, ripetuto nel cinema, nella letteratura, un modo di dire quotidiano: il carpe diem.

Il “carpe diem” ha rappresentato, dai tempi di Orazio fino ad oggi, ogni persona che ha scelto, per un attimo o per una vita, di seguire le proprie aspirazioni, i propri istinti, la propria felicità e soddisfazione nell’IMMEDIATO.

La visione del futuro

Ciò non significa non preoccuparsi delle conseguenze, o fregarsene del futuro, significa semplicemente non lasciarsi condizionare dall’attesa del futuro e sfruttare il presente, e ricordarsi che il tempo fugge, e quindi va goduto al massimo.

Spesso abbiamo pensato “mi piacerebbe fare questo/quello”, ma “potrò farlo domani/tra un mese/”poi”…”: non sarebbe stato d’accordo Orazio, poeta di stampo epicureo, che ricalcando le idee del filosofo greco, considera il futuro una grande incognita.

Il futuro non ci appartiene ancora, non ne sappiamo niente, quindi perché procrastinare idee, piaceri, soddisfazioni, senza avere poi la certezza della loro realizzazione?

Il presente è oggi, ed è di oggi che ci possiamo prendere cura, per avere poi sicuramente un domani migliore. Nel presente possiamo gettare i semi, domani possiamo raccogliere i frutti, ma tutto, per Orazio ed Epicuro, parte dall’oggi.

Il tempo è fugace e va goduto nel momento in cui lo si può fare: oggi.

Dottoressa Olga Serantoni

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